L’originalità · Lezione 1
Il cimitero dei luoghi comuni
Scriverai le tre battute più ovvie sul tuo argomento prima di cominciare, così potrai mirare oltre.
Il principio
Le tre battute più ovvie su qualsiasi argomento non sono un punto di partenza. Sono una recinzione. Il cervello le costruisce per prime perché sono la strada più corta fra «ho un argomento» e «ho una battuta». Il problema è che quella strada è così battuta che il giudice ti vede arrivare tre passi prima di te. Una variante di una di quelle tre, consegnata con un tempo perfetto, un richiamo pulito, una coda ben guadagnata, si ferma a 3. L'eleganza della consegna non conta. Il cancello è il contenuto, non il mestiere.
Quindi il primo passo obbligatorio non è scrivere. È nominare. Prima di buttare giù una riga, scrivi le tre battute che il tuo pubblico ha già sentito su questo argomento. Non tre che ti sembrano belle. Tre che sono comuni. Quelle che farebbero dire a una sala «ah, di nuovo questa». Le scrivi per intero, come se le stessi recitando, così senti la forma del territorio che stai cercando di abbandonare.
Una volta che quelle tre sono sulla pagina, sei libero di mirare altrove. E «altrove» è dove comincia il lavoro vero. Fai passare l'argomento attraverso una lente che non gli è naturale. Lo accoppi a un'emozione che non ha nessun diritto di portarsi dietro. Ti chiedi cosa succederebbe se un piccolo dettaglio concreto fosse diverso. Prendi un aggettivo a caso e lo applichi a un sostantivo preciso dentro l'argomento, non all'argomento come idea astratta. Lo scopo di ognuna di queste mosse è lo stesso: interrompono la strada di minima resistenza. Ti costringono a lavorare a due o tre passi di associazione dall'ovvio, ed è esattamente lì che vive l'originalità.
E siccome l'angolo giusto non lo troverai al primo tentativo, scrivi in quantità. Spezzi l'argomento in cinque o sei sotto-angoli, scrivi cinque o sei righe per ciascuno, e poi tagli due terzi di quello che hai prodotto. Non stai cercando di scrivere la battuta giusta. Stai cercando di produrre abbastanza materiale perché la battuta giusta sia, per statistica, da qualche parte nel mucchio; e poi la scegli. Buttare via è la disciplina. Scrivere è solo la materia prima.
In una battuta
Esempio scritto per questa lezione. Argomento: cucinare la cena a casa.
Debole (una variante della battuta più comune sulla cucina di casa, cioè «uno fa tutto il lavoro»):
«Il mio compagno dice "taglio io le verdure", e con questo intende svitare il tappo dell'olio e appoggiarlo sul piano. Quello è il taglio. Quello è il suo intero contributo alla cena.»
Corretta:
«C'è un momento, ogni settimana, forse il mercoledì, in cui apri il frigo, si accende la luce, e stai lì dentro per quaranta secondi senza fare assolutamente niente. Quei quaranta secondi sono la cena vera. Il cibo è solo lo scontrino che stampi dopo.»
Cos'è cambiato: la versione debole è una variante della premessa «uno cucina per tutti», che è la prima delle tre battute ovvie su questo argomento. La versione corretta abbandona del tutto la divisione del lavoro e stringe su un singolo momento sensoriale (la luce del frigo, la pausa) che quasi chiunque cucini a casa ha vissuto, ma che raramente è stato inquadrato come l'evento in sé. L'angolo non è «chi fa il lavoro» ma «a cosa serve la pausa», che sta a tre passi di associazione dal territorio che hai appena recintato.
Tocca a te
Metti un timer da dieci minuti. Scrivi le tre battute più comuni che il tuo pubblico ha già sentito sull'argomento di stasera, per intero, come se le stessi recitando in una sala. Sbarrale tutte e tre. Poi scegli una mossa fra quelle del principio qui sopra — un'emozione a caso, un dettaglio cambiato, un sostantivo preciso accoppiato a un aggettivo casuale — e scrivi cinque righe che non tocchino il territorio sbarrato. Hai finito quando si ferma il timer, non quando la battuta ti sembra buona.
In una riga
Prima nomina le tre battute ovvie, poi mira oltre.