L’economia · Lezione 4
Corto non vuol dire economico
Passerai in rassegna ogni parola di una battuta per capire se si guadagna la sua sillaba, invece di contare le parole.
Il principio
Il voto di economia non misura il numero di parole. Misura se ogni parola fa un lavoro che una parola più corta o diversa potrebbe fare. Una battuta di due parole può essere sprecona se una delle due è una parola che si copre. Una battuta di quaranta parole può essere economica se ogni parola porta peso. La lunghezza è un indizio, e come tutti gli indizi ti abbandona nel momento in cui smetti di guardare il materiale vero.
Ci sono tre posizioni che chi scrive può prendere davanti a una prima stesura, e non vanno d'accordo. Una tratta la riscrittura come un'abilità meccanica: si segna la pagina, si taglia il grasso, si ripete finché non c'è più imbottitura. Un'altra considera la prima stesura la versione onesta e vede il tornarci sopra a limare come un tradimento: in questa visione un testo molto rivisto si legge come un esemplare impagliato più che come una cosa viva, e lo sforzo visibile di levigare rivela che l'autore non si fidava del primo impulso. Una terza, più modesta: anche il materiale più grezzo guadagna da un paio d'occhi che non sono i tuoi, perché le tue attenuazioni non le vedi da dentro.
Tutte e tre sono d'accordo sul punto che conta stasera. La domanda non è mai «è abbastanza corta?». La domanda è «questa parola fa qualcosa che la parola prima non ha già fatto?». Se puoi cancellare una parola e la battuta atterra lo stesso, quella parola era morta. Se puoi sostituire una parola vaga con una precisa e il colpo colpisce più forte, la parola vaga ti stava costando punti.
L'eccesso tipico che il giudice becca: qualcuno a cui hanno detto «sii conciso» tratta la concisione come un obiettivo di lunghezza. Taglia una battuta da sessanta parole a venticinque e si sente soddisfatto. Ma venticinque parole di attenuazioni, precisazioni, rispiegazioni e gesti vaghi sono ancora venticinque parole di aria morta. Il giudice non vede il numero venticinque. Vede che la parola quattordici è una precisazione che il pubblico non ha mai chiesto, e che la diciannove ripete quello che la dodici aveva già detto.
Quindi l'abilità non è «scrivi più corto». L'abilità è questa: per ogni parola, chiediti che lavoro preciso fa. Se il lavoro è «mettere il pubblico a suo agio prima del colpo», non è un lavoro. Tagliala. Se il lavoro è «dare al colpo un'immagine concreta su cui atterrare», tienila, ma assicurati che l'immagine sia una che il pubblico vede in mezzo secondo, non una descrizione che deve ricostruirsi in testa.
In una battuta
Esempio scritto per questa lezione, stesso argomento in entrambe le versioni: il treno dei pendolari.
Debole (corta, ma ogni parola è imbottitura):
«Allora, avete presente, sul treno sono tutti un po' così, fissi sul telefono? E c'è, tipo, questo silenzio di gruppo strano. Comunque, scendo alla mia fermata e mi sento come se avessi superato qualcosa.»
Corretta:
«Sul treno fissano tutti il telefono come se lo stessero disinnescando. Scendo alla mia fermata e mi sento come se fossi sopravvissuto a un sequestro.»
Cos'è cambiato: sono sparite le attenuazioni («allora», «avete presente», «un po' così», «tipo», «strano», «comunque») che imbottivano la premessa senza aggiungere informazione. Il colpo vago («superato qualcosa») è diventato un'immagine precisa («sopravvissuto a un sequestro») che fa lo stesso lavoro emotivo in meno sillabe e dà al pubblico un quadro da tenere in mano. La versione corretta è lunga più o meno quanto quella debole, ma adesso ogni parola porta peso invece di fare da cuscino.
Tocca a te
Prendi la battuta che il giudice ha appena votato e metti il dito sulla prima parola. Per ogni parola, di' ad alta voce in una frase che lavoro preciso fa; se non riesci a nominarlo, sbarrala. Vai avanti finché non arrivi al colpo, poi leggi quello che resta. Se il colpo atterra lo stesso, eri sprecone. Se non atterra, hai tagliato una parola che portava peso: rimettila e ricontrolla le parole intorno.
In una riga
L'economia chiede cosa fa ogni parola, non quante parole ci sono.